Avere un lavoro è fondamentale per tutti, oltre che per gestire le spese quotidiane, ma può comportare stress, soprattutto quando si è sottoposti a forte pressione.
Il costo della vita è diventato ormai sempre più alto ed è per questo che per tutti, sia per chi ha una famiglia sia a maggior ragione per chi vive solo, è indispensabile avere un lavoro. E’ proprio per questo che molti sono disposti a sacrifici importanti pur di non perderlo, compreso avere poco tempo libero a disposizione. Non subire stress è però praticamente impossibile, in modo particolare se si ha un carattere insicuro e si teme di non essere all’altezza.
Associare le parole stress e lavoro diventa spesso quasi naturale, visto che si tratta di una situazione più comune di quanto si possa pensare. Anzi, sono in tanti a sottolineare come questa situazione sia diventata ancora più frequente: molti capi sanno bene come sia difficile cambiare e trovare un altro impiego, per questo spingono il piede sull’acceleratore pretendendo sempre di più dai propri dipendenti.
Inevitabilmente, sono in tanti a temere di non farcela e di non essere all’altezza, non solo quando si trovano in azienda. Anche una volta terminato il proprio turno, infatti, si torna a casa e si continua a pensare a quanto fatto temendo di avere sbagliato. E il senso di colpa si può fare più forte.
Non aiuta certamente avere un carattere sensibile a eventuali critiche, soprattutto se fatte in malo modo. Problemi simili possono anche togliere il sonno e spingere anche a un esaurimento se non si corre ai ripari in tempi brevi.
C’è chi ritiene che sentirsi stanchi e sotto stress dopo un periodo di lavoro intenso sia naturale, ma questo è vero solo in parte. Se la situazione dura da tempo e può arrivare anche a compromettere la salute, è possibile ottenere un risarcimento, anche se in pochissimi ne sono a conoscenza.
Le leggi attualmente in vigore cercano infatti di fare il possibile per tutelare la salute dei lavoratori, proprio per questo subire passivamente sarebbe un errore. Anzi, se si riesce a dimostrare che alcuni segni di malessere siano derivati proprio dal proprio impiego è possibile anche segnalarlo e ricevere un indennizzo adeguato.
A certificarlo è una recente sentenza emessa dalla Cassazione, destinata quindi a fare giurisprudenza. Il datore di lavoro finisce per essere responsabile di eventuali insulti o atti lesivi nei confronti di un dipendente, il cosiddetto mobbing, sia se lo compie in prima persona, sia a farlo sono altri suoi dipendenti.
Questo è ulteriormente precisato attraverso l’articolo 2087 del Codice Civile, secondo cui ogni imprenditore è chiamato a mettere in atto tutte le misure necessarie che possano garantire la salute fisica e mentale delle persone che prestano servizio presso la sua azienda. In caso contrario, questi può arrivare a rischiare la reclusione e a dover pagare grossi risarcimenti. L’unica scappatoia può esserci solo se si dimostra che il malessere manifestato dal lavoratore sia indipendente dalla propria attività professionale.
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